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Emilio De Martino (Milano, 19.6.1895 – Rapallo, 12.8.1958) – biografia

Volontario nei due grandi conflitti mondiali, tenente e maggiore del Genio, due volte ferito sul Carso e sul Don, tre croci di guerra, Emilio De Martino scompare a 63 anni per le conseguenze di una infezione contratta sul fronte russo. Nel 1920 si sposa con Gisla Boero, unione allietata dalla nascita di due figli, Luciana e Aldo. 

Due le passioni alle quali resterà fedele: lo sport, calcio in particolare (dapprima come giocatore nella Juventus Italia, Novara, Lazio), e il giornalismo. Riceve il testimone di primo responsabile della rubrica sportiva dal direttore del Corriere della Sera Luigi Albertini il l° marzo 1923 quando lo sport era confinato in due, tre notizie nelle sei colonne delle poche pagine del giornale, anche se la sua militanza nella testata milanese di via Solferino era iniziata tre anni prima. E al Corriere della Sera resterà fedele più di vent’anni, passando poi alla responsabilità dello sport nel quotidiano milanese del pomeriggio Milano-sera e del settimanale Football Italiano. Nel 1947 viene chiamato a dirigere il più importante foglio sportivo italiano, la Gazzetta dello Sport che lascerà alla fine del 1949 per ragioni di salute. Ma la passione, recuperate appena le forze, gli impone di tornare in pista: nuovo passaggio a Mi1ano-sera e fondazione del rotocalco settimanale Lo Sport, confluito poi ne Lo Sport Illustrato al quale continuerà a dare il suo prezioso apporto sino agli ultimi giorni di vita. 

Emilio De Martino è stato uno dei più popolari giornalisti sportivi italiani, vibrante interprete del gesto agonistico e fantasioso evocatore di immagini per un pubblico legato, sino a quel momento, ai grandi avvenimenti solo attraverso giornali e radio (la nascita della televisione in Italia è datata infatti 1954 e alla tv De Martino ha potuto offrire un marginale apporto: una rubrica di posta riscosse comunque ampi consensi). Il suo ricordo rivive nella testimonianza del collega, amico e compagno di tanti servizi, il grande Orio Vergani, apparsa sul Corriere d’Informazione: “Per molti anni ho lavorato vicino a Emilio De Martino. Ci separava solamente un corridoio, due porte a vetri; quella del suo ufficio e quella del mio. Più che vederlo, lo udivo. De Martino non concepiva di poter lavorare in silenzio. Dal suo tavolo, comandava come un ‘nostromo’ la sua‘ciurma’ a gran voce e con grandi grida. Perché gridava. Gridava perché era convinto di avere vissuto una eccezionale giornata di sport, anche se la domenica sportiva era stata, alla prova dei fatti, assolutamente incolore. Ma Emilio non credeva alle giornate ‘incolori’. Ogni sabato si preparavano ‘grandi cose’. Ogni lunedì il bilancio era elettrizzante, e se non lo era, ed era stato, anzi, addirittura deficitario, quel deficit, c’era da giurarlo, preparava una riscossa per la domenica prossima”. Gian Maria Dossena ha scritto: “La grande lezione che Emilio De Martino ci ha lasciato è una lezione di gioia e di ottimismo: lui non affrontava la vita, l'abbracciava”. Il pubblico ha ricambiato la grande lezione di ottimismo e di gioia che ha improntato il suo lavoro con corali manifestazioni di simpatia: sulle strade del Giro d'Italia non era infrequente che gli venissero tributate calorose scritte d'affetto. 

Ma Emilio De Martino non è stato solo questo, come del resto si può desumere dalla sintesi delle sue opere. È stato un romanziere prolifico, per adulti e ragazzi (‘Il cuore in pugno’ anticipava di tre anni l’avventura americana di Primo Carnera, il solo pugile italiano a catturare il titolo mondiale dei massimi, ‘La squadra di stoppa’ ebbe uno straordinario successo, di fatto costringendolo ad elaborare nuovi, e per la verità meno fortunati episodi, e ‘La danza delle lancette’ dedicata all'epopea della Mille Miglia fornì lo spunto per una elaborazione cinematografica), nonché applaudito commediografo: l'ultimo testo lo scrisse per Wanda Osiris, ‘La donna e il diavolo’, rivista presentata al Teatro Lirico di Milano nella quale si vedeva la più famosa soubrette dell'epoca esibirsi cantando una canzone araba in groppa a un cammello.




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